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Non c’è verso di poter campare e seguire con la mente e l’anima il Trapani senza avere la testa piena di “chissà”, “forse”, “vediamo che succede”.

Si ripropone una situazione di assoluta scomodità per qualunque tifoso, in cui la parola “certezze” è  totalmente bandita ed è necessario essere bravi a navigare a vista. Ci attendono, probabilmente, alcune settimane in bilico, senza sicurezze sulla proprietà e con un futuro tutto da scoprire. Aspettando che qualcuno riesca a chiarirci le idee su cosa ci stia riservando proprio il prossimo futuro (in primis, dovrebbe essere Fabio Petroni ad avere l’esigenza, anche per tutelare la sua stessa immagine, di spiegare alla città il senso e i dettagli del suo braccio di ferro con Maurizio De Simone), non rimane che concentrarci sul campo.

Al netto di degli inghippi, delle difficoltà, delle sorprese e di tutto quello che potrebbe accadere e oggi non possiamo immaginare, a cosa ci possiamo e dobbiamo attaccare? La vicenda dello scorso mese di giugno, con l’esaltante promozione ottenuta sul campo, nonostante una proprietà imcommentabile e una situazione ambientale estremamente complessa, dimostra una cosa: che se si ha un allenatore con gli attributi, capace di trovare la chiave per entrare nell’anima dello spogliatoio, niente è impossibile.

Immaginiamo la squadra, il Trapani, come un castello, attorno al quale è indispensabile scavare un fossato profondo; tale da renderlo inespugnabile per chiunque voglia portare l’assalto.

Ricordate come eravamo diventati l’anno scorso durante i playoff? La sensazione che quella squadra forniva era di essere alla difesa di se stessa, dellla propria professionalità e della propria dignità in maniera totale. E di saper fare fronte unico con chi sventolava un fazzoletto granata sugli spalti.

Orgoglio era il sentimento prevalente, vedendo giocare quelle undici maglie granata.

Non è questione di nostalgia, né di magone. Credo fortemente che quell’atmosfera possa essere ricreata. Che Fabrizio Castori abbia le qualità per ripetere quella magia, per provare a riproporre quell’alchimia capace di regalarci la felicità. 

Certo, non è un  meccanismo semplice da suscitare, ma mi hanno confortato molto le parole di quel fenomenale portiere che è Marco Carnesecchi. Con quell’aria da ragazzo e gli occhi sbarrati dietro gli occhiali Rayban, ha detto: “Voglio rassicurare i tifosi. 

Qualsiasi siano le voci societarie che girano intorno alla nostra squadra, noi rimaniamo fermi e puntiamo il nostro obiettivo: la salvezza. 

Sappiamo che è una rincorsa difficile e che già la sfida contro l’Ascoli può rivelarsi determinante per regalarci la spinta giusta: infatti chiediamo alla curva e a tutto il pubblico di darci una grande mano già sabato prossimo. 

Noi siamo fortemente determinati a dare un senso a questo girone di ritorno”. È quello che volevamo ascoltare.

Bisogna essere molto concreti. 

Partiamo da 15 punti e tutto lascia supporre (anche se non si possono avere certezze) che la quota a cui bisogna pensare è quella dei 40 punti. 

Castori, lo sappiamo, ama un calcio verticale, essenziale, senza ghirigori, con un centrocampo di tempra e attaccanti che sappiano fare anche a sportellate. 

In fondo, è il modo di giocare che più si addice ad una squadra che ha in testa l’obiettivo della salvezza. Isolare il gruppo da tutto il resto e mettersi in testa di fare questi benedetti 25 punti in 19 partite deve diventare la nostra dolce ossessione. 

Senza altri pensieri e altri ghirigori, proprio come il gioco che si prefigge di fare il Trapani.  

Obiettivo chiaro, strada altrettanto chiara, anche se difficile. Non possiamo che stringerci intorno al gruppo dei nostri calciatori e soffrire insieme a loro. 

Sperando, in fondo, di gioire con loro. Proprio come è accaduto a giugno scorso. 

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