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Era impossibile sbagliare o fallire un sol colpo. Tutti ne erano consapevoli

Il fatto di poter ancora lottare per un obiettivo difficile ma potenzialmente alla portata era già tanto. Altro che agonia! Semmai voglia di vivere e di sperare. Ma oggi l’obiettivo è quasi una chimera. L’unica finestra che potrebbe concretizzare il disperato tentativo di rimonta e di acceso ai play out, guarda caso, è la decisione del Collegio di Garanzia del Coni, contro la decisione della Corte Federale di penalizzare i granata di due punti in classifica. Difficile, però, farsi illusioni.

La sconfitta di Pisa ma soprattutto i concomitanti risultati delle avversarie dirette ormai lasciano pochissime speranze. Se non soltanto quelle affidate alla matematica. Siamo certi, comunque, che i granata e Castori non si lasceranno prendere dalla rassegnazione , insomma, che non molleranno. E’ nel loro dna. Lottare fino alla fine, del resto, servirebbe anche per valorizzare ulteriormente la loro stagione, oltre a rimarcare che le colpe per questa retrocessione partono da ben più lontano.

La C appare quasi come il segno del destino. Insomma, l’epilogo di una di quelle stagioni che nascono segnate, con gli episodi, i segnali che arrivano di settimana in settimana, tutti unidirezionali, in senso negativo.

Recriminazioni? Certamente. Tantissime.

Troppo pesanti gli errori e i deficit determinatisi in avvio per poter sperare di raddrizzare la stagione, caratterizzata da un inizio improvvisato e per di più affidato, inopportunamente, alla guida di un tecnico senza alcuna esperienza di serie B.

Una scelta dettata dalla voglia di risparmiare ma davvero ardita, improvvida, troppo rischiosa . E alla fine si sa chi cerca di risparmiare, poi finisce con lo spendere molto di più. E ciò non è accaduto soltanto con l’allenatore. Tardivo l’esonero di Baldini, con il conseguente rammarico di essersi affidati troppo tardi a Castori.

Una spasmodica ricerca di qualcosa che sarebbe sempre dovuta arrivare a breve, ma con il tempo a scorrere impietoso. E’ questo, in generale, il ricordo della prima parte della stagione. Gli acquisti per rinforzare la squadra, il loro naturale inserimento, il recupero di qualche importante infortunato. E poi i soldi buttati per l’ingaggio di Biabiany, ad opera di Nember, subentrato a Rubino e subito accantonato. Per non parlare dei tanti, troppi, sconvolgimento societari, quali implicite prove che il potere decisionale è  sempre e solo nelle mani di Petroni, peraltro, penalizzato dalla mancate promesse di Heller.  

Castori, al di là dei numeri che depongono tutti in suo favore e che ne sono la naturale evidenza,  ha avuto il merito di costruire una squadra vera, pur con quello che gli ha passato il convento e in tempi ristrettissimi. Certo le debolezze dell’organico sono rimaste ma lui ha cercato sempre di mascherarle. A iniziare da quelle difensive. E guarda caso due dei goal subiti nell’ultima sconfitta di Pisa ne sono la riprova.

Encomi e null’altro per questa squadra che “a sorpresa” e in sordina ha pure avuto il coraggio di mettere in mora, per il mancato pagamento degli stipendi, la società di Petroni, quest’ultimo per una strana coincidenza del destino “giustiziato” proprio dalle sue due ex società: Pisa e Juve Stabia.

Un vero peccato, però, perché, a conti fatti, seppur con tutti gli errori commessi si è trattato di un vero festival delle occasioni sprecate sul campo, in un campionato mediocre, dove solamente Benevento e Crotone sono apparse di un altro pianeta. E dove nel finale di stagione, nelle zone basse della classifica, tutte, a turno, hanno saputo fare i miracoli: Cremonese, Ascoli, Venezia e poi Juve Stabia.

Troppi i punti persi in malo modo, soprattutto quelli contro  le avversarie dirette: Juve Stabia, Cosenza, Venezia o in finali di gara. Ma guai a negarlo, come detto, quei maledetti punti di penalizzazione hanno rappresentato una mazzata non indifferente e condizionato pure la stagione. Inutile, poi, aggrapparsi agli infortuni (Moscati, Del Prete … e in ultimo Stramberg o Pettinari poco prima di in una gara decisiva) o agli arbitri (che ci hanno spesso affossato), perché fanno parte delle regole del gioco e le recriminazioni o anche le tristi constatazioni non ci porterebbero da nessuna parte con i ragionamenti. 

Adesso l’ultimo trittico di gare. Prima dell’ormai consueto “torrido” mese di agosto. Sarà l’ennesima sofferenza, fatta di certezze fatte di incertezze, di tiramolla che chissà dove ci porteranno. Si vivrà nel segno della continuità in C o si tratterà della fine del film? I presupposti non incoraggiano perché per potersi iscrivere bisognerà innanzitutto onorare i debiti, superare gli esami della Covisoc, insomma, trovare quella liquidità che al momento pare mancare nelle casse sociali e che Petroni si augura possa arrivare dall’alto. E poi non dimentichiamolo ci sarà, prima o poi, anche  l’epilogo della lunga querelle fra Alivision e De Simone. Insomma, sarà un agosto davvero caldo.

Intanto, finché la matematica non segnerà la condanna, toccherà ai granata onorare la maglia e ai tifosi onorare una squadra vera. 

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