calcio

Non sulla nostra pelle…!

Fateci sognare

Fateci perdere dietro l’odore dell’erba appena innaffiata, immaginando che quel pallone che scorrerà meglio sia un vantaggio per noi.

Fateci ripensare solo a quel momento in cui le maglie granata esultano sotto la curva.

Non abbiamo più voglia di occuparci di tribunali, e carte bollate, e tutte quelle cose che ai tifosi interesserebbero poco se non sapessero che sia in gioco il destino del Trapani. 

Tutti contro tutti. Giornalisti contro giornalisti, alla ricerca di scoop che non hanno mai sollevato la carriera di nessuno da queste parti. E di fonti attendibili, di notizie di prima mano. Capisco tutto, non ho nulla da insegnare a nessuno. Ma forse è meglio che pensiamo ad altro. 

Il grande impeto viene da dentro, ed è la difesa del Trapani. 

Altro che 5-3-2. Questa è Granatopoli, e viene voglia di dare tutto quello che hai dentro e ti serve per dare un senso a ciò che sei. Quello che ti spinge a credere che il prossimo sia il miglior weekend della tua vita. 

Questo è il Trapani e questa è vita. La nostra vita. 

Certo, come fai ad essere contento che sia stato mandato via Raffaele Rubino… sapete qual è l’immagine di lui che mi porterò dietro per sempre?

L’ho visto in tribuna, a Piacenza. Solo, messo da una parte, a guardare il riscaldamento della squadra. Sono già sistemato nella mia postazione con l’adrenalina a mille. Vedo le “mie” sciarpe e le “mie” maglie granata che entrano nella curva alla mia destra. Sa Iddio quanto vorrei essere con loro e fuori da ogni obbligo di lavoro. Stefania mi dice “Guarda che c’è Rubino“. “Dov’è”, le chiedo. Me lo indica e già sono sulle scale, che scendo i gradini a due a due. In un anno non ci siamo mai sentiti per telefono, gli ho sempre e solo stretto la mano. “Lo prendo da dietro e gli dico: “Raffaele!”. Lui si gira. E ci abbracciamo. Con un pizzico di pudore gli sussurro: “Raffaele, comunque vada, hai fatto un gran lavoro”.

Non sono un granché: sono le otto di sera e la mia maglietta puzza di sudore e di emozione, sono in giro dalle quattro del mattino. 

Lui mi guarda e mi dice: “Non abbiamo fatto niente, non abbiamo fatto niente, non abbiamo fatto niente”. Tre volte, me lo ripete tre volte. Gli do il “cinque”. Risalgo le scale. 

Questa volta lentamente, con il cuore che va a mille e il sapore della birra che risale dentro di me. 

trapani_calcio

Nella mia condizione di uomo fragile e dipendente da quanto e come corrono quelle maglie granata, io confesso di intravedere in questo Trapani quella stessa capacità di emozionare. 

Quella voglia di andare oltre sé stesso. Ci sono segnali chiari, inconfutabili. A patto, però, che sia chiaro chi scegliamo come leader.

Francesco Baldini, lo so benissimo, non ha convinto tutti, né ha convinto del tutto. Anzi, sono molti di più quelli che vorrebbero vederlo con la valigia in mano. 

Io non so se Baldini sia l’uomo giusto per una guerra lunga una stagione. Non so che empatia abbia con il gruppo, se i suoi concetti di calcio siano idonei alle caratteristiche dei giocatori del Trapani, né se abbia piena padronanza dello spogliatoio.

Credo, però, che se si vuole rispettarlo, e rispettare il Trapani, si debba prendere una decisione

Fiducia totale o zero fiducia. Il sentiero fatto di “adesso vediamo cosa succede sabato prossimo” è il più impervio che si possa offrire ad un allenatore. 

Questo continuo “vediamo come va” è uno stillicidio che non aiuta lo stesso Baldini, né, tantomeno, un’intera squadra che lo deve seguire. Se Baldini deve essere, che Baldini sia. 

Se la fiducia nei suoi confronti è limitata, e allora via. Corriamo a cercare un altro comandante. In cui credere al cento per cento. Senza riserve e con quell’emozione che ci piace provare. 

Sulla nostra pelle, ovviamente…

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