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A chi piace guardare il mare, ovunque ci si giri. A chi si sente isolano come noi, nel significato più puro del termine. A chi ha sempre guardato oltre il mare con speranza e fiducia, pensando a ciò che potrà essere.  E se non potrà essere per noi, lo sarà per i nostri figli.

Penso allo striscione “Per i nostri figli”, esposto a Cremona in quella domenica di maggio del 2013. E poi penso a quello stesso settore ospiti dello Stadio “Zini”, visto domenica in tv. A quei 200 presenti, fra i quali mi sarei voluto mescolare, per condividere quel senso di vuoto che mi ha avvolto. 

Da Cremona a La Spezia il passo è breve. Come non pensare a quella semifinale per la serie A. Come non sentire tornare all’orecchio il boato fantastico, l’esplosione della curva alla mia sinistra,  tinta di granata in modo commuovente, al gol di Coronado? 

Penso a cose che sembrano sconnesse, ma Cremona e La Spezia sono i due luoghi geografici dell’anima in cui chi vede solo granata ha trovato l’acme della felicità. In questa strana geografia della mia anima, che parte sempre da via Serisso, da quell’unica strada di Trapani in cui si vedono i due mari, ci sono un sacco di posti gioiosi e dolorosi. 

Vado in ordine sparso: Francavilla in Sinni (dolore), Fermo (dolore), Vittoria (gioia), Caltanissetta (gioia), Gualdo Tadino (dolore), Ricigliano (gioia), Mondello (gioia), Palermo (gioia, nonostante lo 0-3 subito da Belotti e Dybala), Villabate (gioia), Latina (gioia), Pescara (gioia e dolore), Catania (Gioia e dolore)… 

Potrei continuare all’infinito. Via Serisso, quando ero ragazzo, era una strada un po’ maleodorante, con un po’ di sporcizia qua e là, che manteneva comunque il suo fascino, guardando il mare di Nord e quello di Sud. Oggi, è diverso: abbiamo anche imparato ad apprezzare, in quella strada, l’odore del pesce fritto da consumare al volo. I tempi cambiano, cambia anche la geografia degli odori, delle nostre percezioni.

Credevo che Cremona e La Spezia rimanessero per sempre i luoghi della geografia felice. E questo vorrei che rimanessero. Domenica scorsa è arrivata la prima mazzata, ad inquinare il ricordo di Cremona. 

E il destino gramo mi mette davanti allo Spezia. E poco importa che si giochi in casa, l’anima verrà grattata nello stesso modo. Il destino, si diceva. 

Che in sei giorni mette a repentaglio la mia carta geografica granata. Arriva Mbala Nzola, che proprio a La Spezia, all’andata, ha realizzato il suo ultimo gol con la nostra maglia. E arriva, soprattutto, Vincenzo Italiano. 

Un ragazzo che conoscevamo e a cui abbiamo imparato a volere sempre più bene. “Italiano portaci lontano”, la curva gli ha cantato per una stagione intera. 

E lui, da lontano, ringraziava e salutava. Senza mai mettersi in prima fila, lasciando il proscenio ai suoi ragazzi. Una sola eccezione: quella corsa sfrenata al triplice fischio della finale di ritorno contro il Piacenza. 

Una sfrenata corsa nello spazio, più da mezzala che da regista. Ma ormai erano saltati tutti i ruoli..

C’è poco da chiedere al Trapani di oggi. Soffriremo fino alla fine, provando a trovare dei brandelli di gioia. 

A questa gara contro lo Spezia, chiedo solo che non venga cancellato quel luogo dalla mia personale carta geografica della felicità. Che si tenga alta la dignità e che si provi a battere Vincenzo Italiano. 

Perché provare a  battere gli avversari di cui si ha stima e a cui si vuole bene è il modo più bello per rispettare se stessi. E la propria anima.

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