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Spingere tutti insieme la squadra verso l’obiettivo supremo: la salvezza. Concetto semplice, eppure a volte abusato, perché spesso la fede e la passione per i colori granata doventano più un bagaglio da ostentare che da coltivare.

Basta. Mettiamo un punto. Bisogna mettersi d’accordo su cosa significa volere bene al Trapani. 

Come qualsiasi tifoso del Trapani, non potrò mai smettere di essere profondamente grato a Fabio Petroni e Giorgio Heller (principali protagonisti del salvataggio del Trapani nello scorso mese di giugno), per averci risparmiato un immediato ritorno in Eccellenza, dopo la promozione in serie B ottenuta sul campo. 

Solo due signori un po’ folli e visionari (nel senso migliore del termine) avrebbero potuto credere nell’impresa titanica di  comprare il Trapani è iscriverlo nel giro di un weekend. 

Perciò, trovo naturale che oggi la stragrande maggioranza della città e della tifoseria sia dalla loro parte: nel senso che crede al loro progetto ed è pronta a sostenerlo. 

Sottoscrivo. Penso che sia inutile e dannoso, però, che questo  meccanismo di giusta solidarietà trovi come capro espiatorio chi prova a parlare o a scrivere di questa squadra e di questa maglia. Il racconto di alcune vicissitudini della società è stato inteso come un remare contro. 

Ripeto. Mettiamo un punto e guardiamo avanti. Purché abbiamo il coraggio di guardarci in faccia e dirci come stanno le cose.

Dopo 15 giornate, abbiamo una squadra per la quale fremiamo e soffriamo, che non ha ancora un’identità e fatica moltissimo a trovare il suo modo di giocare in questa serie B. 

E che se non si corre a cercare una soluzione tecnica veloce (o Baldini cambia modo di gestire la squadra, o non può più allenarla), rimettersi in  carreggiata con il  mercato di gennaio sarà complicatissimo. 

Se poi si vuole considerare anche questo un grido d’allarme ingiustificato di chi non vuole bene al Trapani, beh, allora allargo le braccia. Fermo restando che se chi comanda il vapore avrà ragione e dimostrerà che questa era la strada giusta per la salvezza, sarò il primo a esserne felice.

P.s. Non faccio parte di quel gran numero di tifosi che al termine della partita di Benevento ha detto: “Poco  male, non sono queste le gare da vincere, perdere uno a zero o cinque a zero è la stessa cosa”. 
Penso, invece, che perdere così sia sempre da evitare e non porti mai a nulla di buono. Anzi, a dirla tutta  sono ancora incazzato nero per quei 90 minuti. Si poteva perdere, loro sono nettamente più forti. Ma non così.  Contro il Pisa mi attendo 90 minuti che mi facciano dimenticare quelli di venerdì scorso.
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