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Ci sono amicizie spiegate dal tempo. E amicizie che non si spiegano.

Ci sono amicizie spiegate dal tempo. E amicizie che non si spiegano. Un po’ come i sentimenti più puri che risiedono in noi senza troppi perché. In fondo, Francesco Lima è una cosa del genere. Nella sostanza, lui conosce me e io conosco lui. Il casino è (stato) lavorare insieme quando ci si vuole bene. Mettere in ordine sentimento e ragione è una cosa che non appartiene ai comuni mortali. Anzi, no. Mettiamola così: è qualcosa che non appartiene alle mie capacità. È molto più semplice domandargli un consiglio, oggi, su come comportarmi con mio figlio, di quanto fosse chiedergli conto su una sua scelta da direttore sportivo (o generale, fate voi), quando eravamo, insieme, “dirigenti” della Pallacanestro Trapani. Quell’anno (2010) passavamo da vittoria in vittoria in una confusione pazzesca. Per tenere su la baracca, arrivavano divani regalati da tifosi appassionati per accontentare le mogli dei giocatori. Oppure coperture di stipendi non pagati da parte di quel meraviglioso uomo che è Andrea Burgarella. Eppure, era difficile parlargli. Non era mai semplice cercare di capire cosa volesse o avesse in mente. Pregi: sa scegliere gli allenatori, capisce di costruzione della squadra, individua bene talenti e portatori d’acqua. Convince i vecchi a non essere duri con i giovani e i giovani a tapparsi le orecchie quando i vecchi sbarellano e se la prendono con loro. Sta dalla parte della proprietà: sempre. Ma con un limite: finché i giocatori non vengono presi in giro. Potrei continuare a lungo… Poi, il difetto. Unico e vistoso: non ha la diplomazia per avere a che fare con le proprietà. Quando inizia a capire che il suo parere è incidente meno di quello che dovrebbe, conta massimo fino a tre. Poi, saluta il presidente, dicendo: “Io non sono adatto, credo che tu al mio posto debba prendere un altro”. E non gli importa di contratti firmati, di soldi persi o di rapporti umani interrotti. È passato da Trapani come una meteora: tre anni sono pochi o tanti, a secondo di come li ricordi. Rimangono le immagini del bus scoperto dopo la vana promozione in A2, di quelle partite casalinghe quasi anonime giocate ad Alcamo, di liti feroci senza se e senza ma. Con il suo allenatore, se necessario con i tifosi. Senza dubbio, e soprattutto, con la parte più irrequieta di se stesso. Professionalmente, i suoi gioielli sono la partecipazione alle coppe europee e la vittoria della Coppa Italia a Ribera (al femminile). Dove ha portato a sgambettare Chicca Macchi, una delle giocatrici più forti della storia del basket italiano, e ad allenare Gianni Lambruschi, all’epoca CT della Nazionale. Per non parlare della maschile, sempre a Ribera, trascinata fino alla B1, con tanto di vittoria nei playoff a Brindisi. Poi, però, al di là di quel grugno, c’è ovviamente un cuore che batte. Che gli fa dire come “fare pallacanestro a Trapani sua un altra cosa”. L’ultimo anno che ha diretto una baracca è stato a Palermo: la stagione interrotta  dal Covid. Forse non tutti sanno che… al momento in cui il campionato è andato in soffitta, Palermo era terza. E che quella squadra era allenata da Giovanni Bassi (preso dal nulla, oggi coach di Chiusi, protagonista dei playoff di A2). Altro capolavoro. Potrei proseguire all’infinito con la storia personale e professionale di Francesco Lima, ricordando il suo “non ti preoccupare, vinciamo”, alla vigilia della finale contro Ostuni. Oppure citando una delle innumerevoli volte in cui mi ha aperto gli occhi, valutando cose e persone di basket (e non solo…).
Mi pregio di avere un ottimo rapporto con Pietro Basciano, che stimo per tanti motivi, non ultimo quello di aver tenuto Trapani in A2 per dieci (anzi, undici) anni. E capisco che fa parte della vita il fatto che i due non si parlino più (dopo aver lavorato seriamente insieme: ad esempio, fu lui, Lima, che creò il contatto per l’acquisto del titolo di A2 da Scafati) e io mi ritrovi ad essere amico di Francesco ed estimatore di Pietro. Quindi, così, per cazzeggio, quando gli chiedo: “Francesco, ma perché a Trapani ormai vanno pochissime persone a vedere la partita di pallacanestro?”, la sua risposta è secca e semplice. “Perchè Pietro ha deciso di tagliare gran parte dei trapanesi all’interno della sua società?”. Escludendo, ovviamente se stesso, che trapanese non è. Ecco chi è Francesco Lima. Razza in estinzione, quella degli intellettualmente onesti.