calcio

Col Chievo partiamo battuti nel pronostico, ma vincerà chi ha più fame. . .

DAL NOSTRO INVIATO A LIVORNO

All’Armando Picchi il Trapani non aveva mai vinto (0-6 con Boscaglia e 0-2 con Cosmi); sabato scorso, invece, ecco arrivare la prima vittoria in terra labronica, proprio nel momento in cui serviva di più.

Fondamentali i tre punti conquistati dalla squadra di Baldini, perché le consentono di rimanere attaccata alle avversarie in lotta per i play out, che distano 4 punti e per la salvezza diretta, che ne dista 6, ma soprattutto perché ne ha tratto indubbi benefici per il morale del gruppo, impegnato nel dare finalmente avvio ad una fase di crescita, sia sul piano delle prestazioni sia su quello del rendimento in classifica.

Una vittoria, dunque, da cui ripartire per cercare continuità di risultati e di gioco; non sarà facile, considerato il calendario che attende i granata in queste ultime sei gare che rimangono per chiudere il girone di andata ( Chievo, Pisa e Perugia in casa; Benevento, Pescara e Crotone in trasferta), ma non ci sono alternative.

Complici i nuovi arrivi di qualità, pescati sul mercato degli svincolati, Biabiany e Grillo ed i recuperi dei lungo degenti Corapi, Evacuo e Ferretti, anche se tutti costoro non sono ancora al top della forma e ne va dosato l’impiego; 

complici anche alcuni calciatori in netta crescita, come Candela, Pettinari e Scognamillo; 

complici alcune conferme come quelle di Carnesecchi e Del Prete, i granata, tutti assieme, nessuno escluso ed ognuno per le sue capacità, dovranno fare di tutto per cercare di ottenere almeno altri 9 punti da qui al giro di boa del campionato, chiudendo cosi l’andata a quota 19.

Sarebbe un risultato importantissimo, perché porrebbe le basi per una concreta possibilità di salvezza diretta, consentendo a Pagliarulo e compagni di guardare a questa stagione con maggiore fiducia nei propri mezzi e non con l’occhio dimesso e preoccupato di chi è fanalino di coda.

Il problema che si pone è dunque il seguente : dove raccattare i punti che servono ?

Beh, la risposta è molto semplice : cominciamo col cercare di battere il Chievo domenica in casa (inizio gara ore 15,00); sarebbe una vittoria di prestigio e, soprattutto, sarebbe, se conseguita, la prima vittoria stagionale ottenuta al Provinciale, al cospetto del pubblico amico, dopo ben 13 giornate di astinenza.

Ebbene, sarà certamente impresa titanica, considerata la forza degli avversari ed il loro vasto assortimento dell’organico, per quanto scontino alcune assenze importanti (Giaccherini, Djordjevic e Pucciarelli) ma, proprio in considerazione della prestazione di Livorno, è, a mio avviso, una impresa possibile.

La gara dell’Ardenza infatti ci ha dato alcuni riscontri positivi sul conto delle potenzialità dei  granata; 

in primo luogo ho notato che con il rientro di Evacuo al centro dell’attacco il primo a beneficiarne è stato Pettinari, che si è mosso in modo molto efficace in appoggio al bomber di Pompei, tanto da siglare la sua personale doppietta; 

in secondo luogo ho notato che il neo arrivato Biabiany, pur non incidendo sul piano realizzativo, ha messo lo zampino sull’azione del raddoppio, innescando l’iniziativa di Taugourdeau, da cui è scaturita la segnatura di Pettinari; 

insomma il francese ex Inter e Parma dimostra, come ci aspettavamo, di avere piedi buoni e cervello fino, che mette a disposizione della squadra.

Ancora una volta mi è piaciuto Candela, per personalità, propositività e tenuta difensiva, anche se ha concesso qualche cross di troppo al suo avversario di giornata, Marsura come in occasione dell’azione in avvio di gara, in cui Raicevic ha colpito di testa, trovando però l’opposizione di un ottimo Carnesecchi.

Ma in generale mi è piaciuto molto come la squadra ha giocato nel primo tempo, controllando con cipiglio l’avversario e ripartendo in velocità tutte le volte che conquistava palla nella propria trequarti.

Il goal subito a freddo ad inizio ripresa (e ci risiamo) ha tolto parecchia tranquillità ai nostri calciatori, tanto che, dopo il primo quarto d’ora, in cui siamo andati vicini al terzo goal con Luperini e Colpani, non siamo più riusciti ad innescare il contropiede e chiudere definitivamente la gara.

Non è che il Livorno abbia fatto tanto di più (solo un colpo di testa del solito Raicevic, di poco a lato ed un salvataggio nell’area piccola di Fornasier su una palla messa in mezzo rasoterra) ma il fatto di avere aspettato gli avversari nella nostra metà campo, senza riuscire a renderci a nostra volta pericolosi nella successiva mezz’ora più recupero di gioco, ci ha fatto maledettamente soffrire, pur non essendo mai andati in affanno di fronte agli attacchi a palla lunga dei livornesi.

A scanso di equivoci, non ritengo che tale atteggiamento sia dipeso dai cambi operati da Baldini, che ha sostituito nella ripresa due attaccanti (Biabiany ed Evacuo) con due centrocampisti (Colpani ed Aloi) ed ha rinunciato all’impiego di Corapi.

Nel primo caso, perché, a mio avviso, ha fatto ciò che qualunque altro allenatore avrebbe fatto, ossia rinforzare la mediana con uno schieramento 4-1-4-1, chiudendo le fasce agli esterni bassi avversari con Colpani e Moscati e consentendo in tal modo a Taugourdeau, Luperini ed Aloi di dare una grossa mano alla difesa, impegnata a fronteggiare i quattro attaccanti schierati nel secondo tempo da Breda con il suo 4-2-4.

E vedendo cosa è riuscito a produrre il Livorno in fase conclusiva nel secondo tempo (il solo colpo di testa di Raicevic), mi pare che la scelta sia stata corretta.

Semmai, come dicevo, non abbiamo fatto più contropiede dopo i primi 15 minuti, ma questo può senz’altro considerarsi il male minore, se pensiamo che se fossimo rimasti in campo con tre attaccanti anche per tutto il resto della ripresa, con molta probabilità avremmo finito col concedere ampi spazi alle avanzate sulle fasce degli avversari e dunque situazioni molto pericolose di uno contro uno o di superiorità numerica nei pressi dei nostri 20 metri difensivi.

Nel secondo caso, perché le caratteristiche di Corapi (calciatore più di palleggio ed impostazione che di corsa e rottura e per giunta non al massimo della condizione) non erano quelle più adatte in quella fase della gara (l’ultima mezz’ora della ripresa), in cui, su di un campo pesante perché allentato dalla pioggia battente, si giocava più con il “kick and run” che di “passing game” e dunque con l’ampio ricorso alla fisicità ed alla corsa, situazione in cui un Corapi non al top avrebbe sicuramente sofferto più del dovuto.

Preso atto comunque che non siamo noi quelli che quest’anno, a differenza della scorsa stagione, possono andare dovunque ad imporre il proprio gioco e con esso il risultato, ne discende che, come la gara di Livorno ha evidenziato, ogni nostro eventuale successo, al momento, non può che essere frutto di sacrificio, abnegazione e sofferenza; 

la vittoria a Livorno l’abbiamo conquistata con l’efficacia del gioco nel primo tempo e con la sofferenza ed il sacrificio nel secondo, ingredienti questi, nessuno escluso, dei quali non possiamo fare a meno, in attesa dell’inserimento degli auspicati rinforzi.

Ed in quest’ottica la gara di domenica contro il Chievo presenterà di certo molte difficoltà; intanto perché non potremo giocare esclusivamente di rimessa, come a Livorno, dovendo in qualche modo essere noi a fare la gara, visto che giochiamo in casa; semmai, lo potremo fare se riusciremo a rubare palla sugli attacchi dei clivensi, ripartendo immediatamente in contropiede;

in secondo luogo, perché dovremo anche difenderci dal gioco dell’avversario, abilissimo a sua volta nelle ripartenze e dunque dovremo essere bravi a non dargliene la possibilità, cosi come fatto con il Cosenza, evitando di offrire loro ampi spazi, in cui infilarsi, alle spalle della nostra linea di difesa ; infine, ma soprattutto, perché l’organico degli ospiti è ampiamente superiore al nostro sul piano tecnico.

Ma noi siamo i “Davide” contro “Golia” ed abbiamo mille ragioni in più rispetto al Chievo per giocarcela e vincerla. Soprattutto abbiamo molta, moltissima fame. Giochiamo con intelligenza e rinnovata fiducia nelle nostre possibilità. E vediamo che succede.

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