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Così non va, Veronica . . .

Con il Pordenone altra sconfitta che mette in risalto le debolezze del Trapani, malgrado la buona volontà ed una gara che i granata avrebbero anche potuto pareggiare, se fossero stati efficaci in fase conclusiva. Adesso si fa davvero difficile.

Dal nostro inviato ad Udine per raccontarci la sconfitta del Trapani

La seconda sconfitta del Trapani consecutiva in trasferta, collezionata contro il Pordenone, ha aperto davvero prospettive preoccupanti per le sorti del Trapani in serie B. La squadra ha chiaramente fatto dei vistosi passi indietro rispetto alle precedenti prestazioni e ciò appare davvero inspiegabile.

Eppure, proprio allo stadio Friuli la squadra non si è espressa male; ha concluso a rete ben 7 volte, di cui 3 nello specchio della porta, sia pure con tiri per nulla irresistibili, ma, una volta incassato il goal dello svantaggio, pur subendo solo tre contropiede, ha incassato la seconda marcatura (su rigore molto discutibile) e non è riuscita a raddrizzare la partita, pur mantenendo a lungo il comando delle operazioni e realizzando il punto della bandiera con un calcio di rigore, realizzato da Taugourdeau.

Era importante non subire goal nei primi 20 minuti, cosi da potere impostare la gara secondo canoni di gioco a noi congeniali, ma non ci siamo riusciti.

Ed invece la nostra difesa, schierata in area, ha preso goal su calcio d’angolo in modo disarmante.

Questo episodio, così come accaduto a Frosinone, ha condizionato in negativo lo svolgimento tattico del match e ci ha costretto a fare la gara, riversandoci nella metà campo dei padroni di casa, esponendoci fatalmente alle ripartenze dei nero-verdi padroni di casa.

Ed in questo frangente, durato in realtà tutta la gara, abbiamo demeritato ulteriormente, per il semplice motivo di non essere riusciti a trovare la via del goal, malgrado il prolungato possesso palla e le conclusioni indirizzate verso la porta avversaria.

Troppo poco incisivi in fase conclusiva e troppo impacciati sul piano della manovra, condotta senza i necessari cambi di ritmo. A tal proposito, ho letto ed ascoltato ancora parecchie critiche circa il posizionamento in campo dei nostri calciatori, secondo molti troppo sbilanciati in avanti dopo lo 0-1. Ma, mi domando, cosa avrebbe dovuto fare Baldini, una volta andato sotto, se non cercare di alzare il baricentro e di andare ad attaccare l’area avversaria? Avrebbe dovuto rintanarsi nella propria area e giocare di contropiede? Avrebbe dovuto giocare di rimessa fin dall’inizio della gara? E con questa difesa, che va in affanno in tutte le situazioni di gioco, pensate davvero che sarebbe stato utile sottoporla alla costante pressione offensiva degli avversari?

La verità, almeno a me cosi sembra, è che in questo momento siamo una coperta corta; tiri da un lato e ne scopri un altro ed inoltre non ce ne va bene una, tanto da potere affermare che “ u cane muzzica sempre u scirato”, vedasi il calcio di rigore subito, che solo il guardalinee ha visto.

Avessimo fatto goal prima dell’infausta concessione del suddetto calcio di rigore agli avversari, probabilmente avremmo assistito ad un’altra partita ma così non è stato e questa è una responsabilità da ascrivere esclusivamente a noi stessi.

Che sia colpa esclusiva dell’allenatore  (e non lo credo) ovvero anche di coloro che vanno in campo (come mi pare evidente) a questo punto conta poco.

In primo luogo, perché la società ha ribadito per voce del suo Presidente che Baldini rimane comunque al suo posto ed in secondo luogo perché da questa situazione se ne esce tutti insieme ed è, a mio avviso, improvvido spendersi nella caccia al colpevole, quando invece occorre serrare le fila e cercare di riprendersi al più presto.

In terzo luogo, ed è forse a questo punto la cosa più importante, stante la fiducia concessa a Baldini, occorre rinforzare questa squadra in tutti i modi possibili; sia con il ricorso agli svincolati, previe opportune verifiche sulle loro condizioni fisico/atletiche, sia soprattutto con il ricorso al mercato di Gennaio.

In tal senso, proprio la gara di udine ci ha detto che abbiamo due buoni terzini destri: il collaudato Del Prete ed il giovane Antonio Candela, autore di un’ottima prestazione sul piano della personalità e dell’apporto alla manovra di squadra.

Ci mancano in tutta evidenza:

un altrettanto efficace terzino sinistro; un difensore centrale rapido, reattivo, prestante fisicamente e capace di impostare da dietro il gioco; un centrocampista in grado di creare situazioni di superiorità numerica ai 20 metri avversari, assistendo adeguatamente le punte ed infine un centravanti che la butti dentro con sufficiente continuità, cosi da consentire a Pettinari e Nzola, o chi per loro, di giocare da attaccanti esterni, posizione in cui possono dare il meglio di loro stessi.

Adesso non mi faccio troppe illusioni, la gara interna con il Cosenza è fortemente a rischio di ulteriore sconfitta, considerato il gioco delle squadre di Piero Braglia.

Mi aspetto semmai una reazione di orgoglio da parte dei nostri calciatori ed una capacità di squadra di sapere giocare a ritmi serrati, eludendo quanto più possibile le ripartenze dei cosentini, maestri in questo tipo di strategia.

Anche in questo caso, e per l’ennesima volta, sarebbe importante che fossimo noi a sbloccare la gara per primi, evitando poi di commettere errori marchiani in difesa, cosi da rischiare la rete.

L’allenatore è chiamato a realizzare tale salto di qualità nelle nostre prestazioni, in attesa degli auspicati rinforzi.

Ormai il tempo stringe e se si vogliono ancora coltivare speranze di salvezza, bisogna ottenere in queste otto gare che rimangono da disputare da qui alla fine del girone d’andata almeno quattro vittorie ed un pareggio.

Ipotesi allo stato attuale molto difficile da concretizzare, alla luce del calendario che ci attende e del tipo di squadre che andremo ad affrontare, in relazione soprattutto alla crisi di prestazioni che allo stato stiamo vivendo.

Ma non abbiamo altra scelta né alcunché da perdere.

Giocare con coraggio e cattiveria agonistica, questo dobbiamo fare e nient’altro, dando l’esempio in campo e fuori dal campo.

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