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27-8-19 Forza Trapani è anche Online
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Da dove ripartire? Contro Treviglio si è chiaramente toccato il fondo.

Da dove ripartire? Contro Treviglio si è chiaramente toccato il fondo, nella gara più disastrosa dell’intera gestione Basciano. Ma è stato semplicemente il pesante campanello d’allarme di una situazione complessiva estremamente difficile. Un’imbarcata clamorosa, da annali della pallacanestro a Trapani. Un tracollo che non è frutto del caso. La gara e l’andamento della stessa ha così rappresentato, soprattutto, l’emblema di una condizione mentale, psicologica oltre che tecnica di disagio della squadra. Non sarà certamente impresa facile uscirne fuori. Obbligo però risollevarsi, ne va della salvezza.

                                            Obiettivi immediati

Sostituire Jenkins e cercare di dare fiducia a una squadra apparsa giù di tono. Sono gli obiettivi primari, da centrare al più presto. Facile a dirsi, difficilissimi, quasi impossibili, da realizzare nell’immediatezza. Due obiettivi che si interfacciano, in quanto la new entry, dovrebbe rappresentare quel giocatore di riferimento certo, per la squadra, di carisma, capace anche di segnare. Insomma, una ricerca improba per la società e per lo staff tecnico, in un mercato che a novembre non può che offrire pochissimo. I due visti degli americani sono stati già utilizzati dalla società che, nel tentativo di contenere le spese, si è affidata come di consuetudine, in estate, al mercato americano ma che oggi dovendo porre rimedio alle scelte già effettuate si ritrova a non poter ingaggiare il Corbett di turno, tanto per fare un nome, che pur essendo senza contratto, abbisogna del visto. Insomma, sarà davvero dura rimediare, anche per via dei tempi ristretti che impone la scelta e per la consequenziale integrazione nella squadra. Poi, anche il ruolo della nuova pedina, potrebbe essere condizionante, determinando conseguentemente ulteriori adattamenti in campo per i vecchi giocatori e nei giochi.

Indispensabile, comunque, in qualunque modo si possa realizzare, un’immediata inversione di marcia, per non prolungare una crisi dalla quale con il passare delle settimane sarebbe difficile uscirne fuori, alla luce del fatto che quando le cose incominciano a girare male, tutto diventa sempre più complicato.  

                                    Problemi a nudo e scommesse perse    

Il non programmato e obbligato taglio di Jenkins, al momento “sospeso a tempo indeterminato”, ha chiaramente ingigantito i problemi e messo a nudo le potenziali debolezze della squadra. La società, con un budget che, contrariamente alle iniziali dichiarazioni d’intenti, si è rivelato assai risicato, e il coach, con le consequenziali decisioni, hanno fatto le loro scelte, scommettendo, però, su troppe incognite.

Lungi, però, oggi dal voler condannare la società per il budget messo in gioco. Le difficoltà connesse alla gestione di un campionato di A2, specie negli ultimi anni, alla luce della forte crisi economica, sono indiscutibili e a Basciano si può imputare ben poco. Semmai si sarebbe potuto fare qualche proclama in meno e preparare ad un torneo di sofferenza, magari scommettendo su giocatori propensi e votati a lottare in ottica salvezza. Voler/doler ridurre le spese, a volte porta agli effetti sperati in termini di risultati sportivi ma è ovvio che è un grosso rischio e sovente porta alla retrocessione. Un rischio che la società ha corso ma che oggi, pur di salvare la stagione e la categoria, la potrebbe portare a spendere ancor di più, dovendo rincorrere, augurandosi di trovarlo, il salvatore della patria e per giunta nel più breve tempo possibile. Insomma, quasi una sorta di vero e proprio miracolo.

                                                     Rammarico?

Probabilmente, oggi, a conti fatti, da parte della società ci potrebbe essere il rammarico di aver investito meno del dovuto sul mercato estivo, proprio quando, alla luce delle cinque retrocessioni, sarebbe stato il caso di investire di più e propiziare concretamente le speranze di mantenere la A2. E invece, la società si è votata ad alcune scelte decisamente al risparmio, vedasi gli americani o l’utilizzo di un senior italiano quale Guaiana. Ma se poi, soprattutto, le scelte degli americani -vero ago della bilancia del rendimento della squadra, con risorse rivelatisi appena in linea con quelle dello scorso anno (colpa anche del gravoso cambio con il dollaro)- non si rivelano azzeccate, il teorema decade. Consapevoli della difficoltà del campionato e dell’importanza del rendimento del duo americano, vera determinante della stagione, probabilmente sarebbe stato più consono, affidarsi almeno a un americano di livello. E invece, si è puntato e scommesso, azzardando, su una squadra giovane e inesperta, senza tanti punti nelle mani, con Jenkins che avrebbe dovuto portare i suoi 15 punti di media partita e Carter i suoi centimetri e rimbalzi. E sin da subito si è capito che le cose non sarebbero andate in tal senso. Così dal potenziale taglio di Carter, per scelta, a quello concreto di Jenkins, inatteso e subito in pieno, non c’è stato neanche il tempo di pensare.

Se poi, al momento, ci metti pure l’assenza di Dieng, ancora a riposo per una distorsione alla caviglia, quasi misteriosa, per la sua persistenza, il quadro si aggrava. Unica notizia positiva il recupero di Rupil, dopo l’infortunio al ginocchio operato, finalmente disponibile e all’esordio in campionato dopo il lungo stop.

                                            Incapacità di reazione

Quello che nella partita con Treviglio non è piaciuto ma che soprattutto lascia perplessi è la mancata reazione della squadra. Mai un sussulto d’orgoglio, una spinta emotiva, una vera prova di carattere nel corso del match. Qualcosa o qualcuno che potesse dare o provare a dare un pizzico di fiducia. Invece, con il passare dei minuti si è evidenziato un progressivo senso di sfiducia, di scoramento, di rassegnazione, quasi la consapevolezza di non poter lottare, assistendo a un autentico crollo collettivo. Con la squadra che ha messo a nudo tutte le sue potenziali debolezze, senza trovare minimamente la forza di reagire. Di contro, vengono alla memoria le vittorie garibaldine della scorsa stagione, quando la Pall. Trapani decimata dagli infortuni, contro ogni pronostico, trovò più volte l’orgoglio e la forza di lottare in campo e vincere, trasformandosi da vittima sacrificale, in carnefice e decidendo l’esito della sua stagione. Proprio da lì, la Pall. Trapani deve provare a ripartire. Insomma, recuperare le energie, mentali soprattutto, per fare quadrato e reagire a questo momento delicato, senza lasciarsi andare e lottando in campo, partendo dalla difesa, come ha dimostrato, in passato, di saper e poter fare. 

                                            Mancanza di leader     

Ovvio che l’essersi affidata a troppe incognite, a fare leva su troppe scommesse, alla fine, sta già condizionando pesantemente il campionato. Purtroppo, era quello che si temeva e i dubbi della vigilia sono diventati sempre più una dura realtà. Puntando su una squadra giovane, con entrambi gli americani quali vere scommesse, seppur costituenti l’ago della bilancia in un campionato nel quale si sarebbe dovuta evitare la fase “salvezza”, alle prime difficoltà, il gruppo si è sfaldato. Almeno a giudicare dalla gara con Treviglio. Colpa anche della mancanza di uomini faro o meglio di giocatori in grado di esercitare leadership e fungere da guida in campo. Un’assenza quella di un leader, ormai storica, in questa squadra. Troppo audace aver pensato di affidare questo compito a capitan Mollura. Guai però a trarre subito delle amare certezze dall’ultima gara. Troppo brutta per essere vera. E, al momento, proprio il trio degli italiani di riferimento (Mollura, Massone e Romeo) è chiamato a rispondere sul campo, dando la carica ai compagni.  

                                            Società assente                                       

In questo difficile momento, ci saremmo aspettati che la società, in una delle sue articolazioni non tecniche, avesse fatto sentire la sua voce. Non già sul caso Jenkins ma almeno sul come venirne fuori. Del resto, si sarebbe potuto sfruttare anche la presenza di un elemento di estrema professionalità ed esperienza come Valentino Renzi. Invece, nulla. Il silenzio più assoluto e invece scarico di responsabilità verso il coach nelle dichiarazioni del dopo gara.  

                                    Scontri diretti: quasi killer point

Comunque, guai a fasciarsi la testa. Fondamentale è reagire. Il campionato è ancora lungo e almeno altre 5/6 squadre nel girone sono alla portata. Ovvio che nuova linfa potrà arrivare dalle scelte societarie. Quelle che devono provare a dare una svolta ed evitare di compromettere la stagione fin da subito. L’obiettivo è quello di evitare la lotta per la salvezza nella seconda fase, riservata alle formazioni classificatesi dal decimo al tredicesimo posto del “Girone Verde”. Ma se proprio dovesse arrivare la fase salvezza, meglio arrivarci bene.

Se fondamentale, in tal senso, è stato il successo all’esordio con Agrigento, grazie ad un paio di episodi nel finale, allo stesso modo, lo potrà essere la trasferta con la Stella Azzurra Roma e la successiva gara interna con Rieti. Match che diventano per i granata, incredibilmente, già dopo 5 gare giocate e 6 giornate di campionato, partite da “dentro o fuori”, quasi gare da ultima chiamata, guardando soprattutto all’attuale difficile momento. Urge una reazione. E’ imprescindibile che arrivi, ora più che mai, e con le risorse che la squadra attualmente detiene.

I prossimi sono, infatti, dei confronti che potrebbero valere doppio, in quanto la dotazione degli scontri diretti, in un’eventuale fase salvezza in comune, verrebbe portata al seguito, incidendo sulla classifica finale.

Difendere la A2, quale patrimonio comune. Dovrà essere questa, in estrema sintesi, la mission di tutto l’ambiente.Intanto, però, è lecito attendersi dalla squadra che torni a saper soffrire e a lottare sul campo, in attesa di rinforzi.   

                                                                        Peppe Cassisa