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Debacle in Coppa Italia. Terremoto in panchina. Ora Udine al PalaShark.

La tanto attesa Coppa Italia di Roma ha invero prodotto un terremoto in casa Shark. La pesantissima sconfitta in semifinale, da favoriti, contro la Fortitudo Bologna (57-89), senza mai minimamente entrare in partita o opporre resistenza, non è andata giù al Patron Antonini che, la sera stessa, di fatto, ha esonerato coach Parente. La cosa ha suscitato clamore per il record dell’allenatore (24-2 in stagione) ma il Presidente ha spiegato come, già da due mesi, la squadra fosse in calo di prestazioni, tale da aver coltivato già da tempo l’idea del cambio e, soprattutto, averlo indotto a ritenere che, così continuando, le chances di A si sarebbero ridotte. Quindi, salvaguardare l’investimento (notevole) fatto nel basket e resettare, per arrivare al momento clou con una mentalità diversa. La scelta è caduta su coach Andrea Diana, livornese del 1976, che ha già vinto la A2 con Brescia, portata poi in A alla semifinale scudetto ed a disputare l’EuroCup. Di recente, la prestigiosa esperienza da vice di Scariolo alla Virtus Bologna, con Scudetto ed EuroCup vinti, e partecipazione all’Eurolega. Insomma, profilo importante per cercare di limitare al massimo le possibilità di errore. 6 gare restanti dell’Orologio, nelle quali il primo posto pare blindato (quasi matematico) ma di certo utili per assimilare le idee del nuovo coach, per capire se mantenere il roster attuale o apportare qualche innesto di rilievo, in vista dell’inizio dei play-off (primo weekend di maggio) dove arrivare settati sull’obiettivo! Andando al match interno di domenica prossima, va detto che l’APU ha rotazioni chilometriche, con a disposizione, di fatto, due quintetti, ben gestiti dall’ottimo coach Adriano Vertemati, ex Treviglio ed esperienza da vice col Bayern Monaco. Da qualche settimana ha trovato definitivamente la quadra, come dimostra l’imbattibilità nella fase ad orologio. Tatticamente è prevalente l’uso del tiro dai 6.75, vista la batteria di esterni dalle eccellenti doti balistiche, e la predisposizione dei lunghi (tranne Delia) ad aprire il campo. Al contempo, l’aggressività difensiva è di notevole livello, prova ne sia il primo posto nella classifica dei punti subiti alla fine della RS, con meno di 70 di media. Ecco i singoli. La guardia èMirza Alibegovic (1992), ex Torino e Vanoli Cremona con annessa promozione in A. È micidiale al tiro dalla distanza, soluzione che usa con prevalenza. Go to guy cui affidarsi quando i giochi sono rotti. Le percentuali gli sorridono (44% da tre su oltre 6 conclusioni per gara), nonostante ami prendersi tiri ad alto coefficiente di difficoltà, anche fuori equilibrio. Per lui nell’Orologio 12.6 p.ti, 2 falli subiti, 3.4 rimbalzi di media. Sul perimetro, troviamo poi l’ala del 1994 Iris Ikangi, ex Scafati e Torino, con collaudata esperienza nella categoria. Può far male da tre (irreale il 65% nella fase ad Orologio), garantendo al contempo un buon contributo di fisicità. Per lui 11 p.ti (67% da due) e 3.4 rimbalzi di media. In quintetti piccoli, può giocare anche da 4 tattico che apre il campo. Prezioso. Poco incline a buttarsi nel traffico, e da lì pochi i falli subiti. Perimetrale. Il primo U.S.A. è il realizzatore Jason Clark (1990), prodotto della celebre Georgetown University. Esperienze ad alti livelli in Europa, anche nelle coppe, tanta A e di recente a Treviglio. Nella fase ad Orologio va a referto con 10.8 p.ti, 3.5 falli subiti, 3.8 rimbalzi e 1.5 assist per gara. Sa mettersi in proprio ma “vede” bene anche i compagni. Seleziona bene i tiri ma in questa fase le percentuali sono state alterne (47% da due, 27% da tre). Da fuori può entrare in ritmo, per una combo-guard che ama prevalentemente attaccare il ferro (tanti viaggi in lunetta) e giocare in transizione. Buon impatto anche nella propria metà campo, con 2 recuperi di media. Giocatore di sistema. Nel pitturato, sia “quattro” che “cinque”, l’ex Tortona e Vanoli Cremona Jalen Cannon (1993), appena arrivato. I centimetri non sono tanti ma sopperisce con una disarmante forza fisica, garantendo una versatilità e duttilità davvero preziose. Può mettere a referto il “ventello” (con percentuali da due storicamente alte, sopra il 60%) ed a rimbalzo si fa sentire. La conoscenza del gioco lo porta ad essere anche un importante supporto per i compagni (buon assistman), risultando al contempo pericoloso in post basso, con capacità di subire falli. Non solo muscoli in sostanza, ma anche buonissima tecnica individuale. Ogni tanto ci prova anche dai 6.75. Garanzia! Fermo però da più di un anno per la rottura del tendine rotuleo. In dubbio se farà il suo esordio o se invece giocherà ancora il nazionale argentino Marcos Delia (1992) che ha una carriera importante in Europa (nella massima serie con Virtus Bologna e Trieste) ed è un lungo con meno impatto atletico ma di grande tecnica individuale, come dimostra il 73% da due in questa fase. Orologio in doppia cifra: 10.6 p.ti, 3 falli subiti e 5.2 rimbalzi di media. Non ha raggio da tre ma notevole capacità di giocare con i compagni, aprendo e trovando spazi. Il terzo reduce dalla promozione con la Vanoli, il talentuoso playmaker del 1997 Lorenzo Caroti che ha importanti capacità tecniche e personalità conclamata. Per lui, nella seconda fase 9.2 p.ti, 2.8 falli subiti, 2 rimbalzi e 3.8 assist di media, in appena 23’ di campo. Pericoloso dalla distanza (36% da tre, arma che utilizza tanto con quasi 6 tentativi a match) mentre cerca poco la soluzione dalla media. In generale, attacca meno il ferro rispetto al passato. Qualità e capacità di subire fallo, e mettere in ritmo i compagni. Mani leste, con diversi recuperi. Troviamo altresì il play/guardia del 1993 Diego Monaldi che ha un bagaglio importante (Pesaro, Napoli e Scafati) e già tanta A alle spalle. Costruisce il gioco ma, quando serve, sa mettersi in proprio, soprattutto col tiro dalla distanza. I suoi numeri: 8.6 p.ti, 2.4 rimbalzi e 2.8 assist a match. Dal campo tira prevalentemente (e tanto) da fuori, con il 32% su oltre 7 tentativi per gara. Di contro, poco incline ad attaccare il ferro e così la casella dei tiri liberi è spesso scarna. In area colorata per la fase ad Orologio è arrivato l’ex Agrigento, Tortona e Scafati, Quirino De Laurentiis (1992), lungo con grande impatto nel pitturato, e buone medie al tiro. Subito convincente, con 7.4 p.ti (57% da due), 2.6 falli subiti, 5 rimbalzi. Ogni tanto ci prova da tre, con buoni dividendi (50% pur su pochi tentativi). Buona intimidazione e presenza in area. Il talento poi dell’ala del 1993 Raphael Gaspardo, con triennio a Brindisi in A di livello. Grande struttura fisica per il ruolo, rimane in ogni caso un giocatore che usa più la tecnica (ed il tiro) che i muscoli. Per lui, in queste 5 gare 6.8 p.ti (68% da due, 17% da tre), 2 rimbalzi e quasi 1 stoppata di media, grazie alle sue lunghe leve. Poco uso dell’1c1 al ferro, predilige invece l’arresto e tiro dalla media o uscire dai blocchi per colpire dai 6.75. Mani educate e doti balistiche di prim’ordine. 25’ per il lungo atipico Matteo Da Ros (1989), classe ed esperienza al servizio della causa. Il talento non gli manca di certo, anche se ogni tanto ha qualche alto/basso nell’applicazione difensiva e nell’intensità di gioco. Nell’Orologio finora viaggia con 6.4 p.ti (59% da due), 2.6 falli subiti, 4.8 rimbalzi e ben 4.2 assist che la dicono lunga sulle sue indubbie doti tecniche da esterno puro (costruisce tanto dal post alto e sui raddoppi). “Apre” il campo anche col tiro dalla distanza (33% da tre). Meno spazio (9’) infine per l’ala del 2001 Gianmarco Arletti che ha buona struttura fisica (1.8 p.ti e 2.4 rimbalzi) e discreto tiro da fuori.

Salvatore Barraco