calcio

Fino alla fine, lotteremo

Insieme, lotteremo fino all’ultimo secondo della gara contro il Crotone. Ma sappiamo che raggiungere la salvezza è diventato un compito veramente arduo.

Le residue speranze della formazione granata sono legate esclusivamente alla matematica: infatti, con la sconfitta di Pisa di e le contemporanee vittorie di Juve Stabia e Cosenza, il Trapani è ripiombato in penultima posizione, a quota 35, a sei lunghezze dalla stessa Juve Stabia e a due dal Cosenza. Ricordando che pesano ancora come un macigno i due punti di penalizzazione inflitti per il mancato pagamento degli stipendi entro il 16 marzo scorso, non rimane che fare i conti con la dura realtà. A tre giornate dalla fine, affinché i granata compiano il miracolo di acchiappare l’ultimo posto utile per i playout, dovrebbero verificarsi due condizioni: raccogliere sette punti in più della Juve Stabia e tre in più del Cosenza. Uno scenario veramente difficile da immaginare, pur con tutte le sorprese che può riservare il calcio.

L’amarezza è tanta, anche perché a Pisa, in linea con tutto il comportamento del “post covid”, i granata hanno profuso un’altra prestazione di cuore e tecnica, rimontando in dieci il doppio svantaggio (la gara è terminata 3-2) e subendo in pieno recupero il gol della sconfitta, dopo avere sfiorato quello del vantaggio.

E’ ovvio, però, che quando si è costretti ad una rincorsa a perdifiato, come quella che il Trapani sta compiendo, sia necessario sperare che tutto vada sempre bene e che non ci sia alcun intoppo. Perciò, è scontato sottolineare come il fatto che oggi il Trapani abbia un piede in serie C sia il frutto di una serie di errori che arrivano da molto lontano. Due direttori sportivi esonerati (Rubino e Nember), il cambio di allenatore (Castori per Baldini) giunto tardissimo, un’incomprensibile fiducia nel mercato degli svincolati, il mancato pagamento degli stipendi (a tesserati e non), l’infinita querelle di Alivision (detentrice del cento per cento delle quote) con la proprietà precedente della FM Service di Maurizio De Simone. Insomma, se fosse arrivata la salvezza (o se dovesse arrivare), si sarebbe trattato (o si tratterebbe) di un vero miracolo sportivo: e dopo quello dello scorso anno, con la promozione conseguita sul campo in una condizione di caos societario totale, immaginare che la storia possa ripetersi è difficile anche per il più ottimista dei tifosi. I numeri parlano chiaro. Il Trapani del girone di ritorno ha fatto il massimo possibile: 22 punti (con tre partite ancora da giocare), contro i 15 dell’andata. Basta questo dato, per spiegare come Castori e tutti i giocatori meriteranno alla fine solo applausi. Fischi, invece, verranno riservati ad una società che ha gestito tutto in maniera incomprensibile e presuntuosa, macchiandosi alla fine pure di essere insolvente.

In attesa di sapere se il Tribunale di Roma lascerà la proprietà del club all’Alivision, oppure se la restituirà alla FM Service, iniziare a domandarsi quale possa essere il futuro del Trapani non è fuori luogo. L’Alivision assicura che proseguirebbe il proprio impegno anche in serie C, ma è chiaro che l’immagine che si è costruita in città non è gradita a nessuno. Del resto, il Trapani era un club molto appetibile finché la speranza di salvezza era concreta. Oggi, lo è decisamente meno. Fabio Petroni, rappresentante dell’Alivision nel club granata, ha rifiutato diverse offerte per passare la mano: la sensazione è che anche lui sia rimasto con il cerino in mano, e che avesse sperato prima in un’interruzione dei campionati (con annessa salvezza d’ufficio) e poi nella permanenza in serie B sul campo. Morale: è vero che il Trapani ha un tesoretto di circa due milioni, con le cessioni scontate di Nzola e Pettinari; è altrettanto certo che ha un consistente debito con i fornitori, una lite giudiziaria molto complessa fra la proprietà attuale e quella precedente, e deve approntare il denaro necessario per concludere quest’annata e iscrivere la squadra al prossimo campionato. Ci sarà qualcuno disposto a rilevare il club in queste condizioni? O lo stesso Petroni si convincerà comunque a continuare la sua storia con il Trapani? Lo scenario che si prefigura è quantomeno incerto e la percezione rimane che la salvezza sarebbe un miracolo. Sia dentro, che fuori dal campo. Ciò non toglie che il nostro atteggiamento, per rispetto di noi stessi e di chi sta onorando la nostra maglia, deve essere uno solo: lottare e crederci. Fino alla fine.

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