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I numeri di Biella

Dici Biella e l’istantanea che ti viene in mente si traduce in quel basket aggressivo e veloce che è ormai un riconosciuto marchio di fabbrica. 

Il roster è stato profondamente cambiato rispetto alla passata stagione e, persi alcuni giocatori in indubbia esperienza, risulta davvero giovane, con tante responsabilità nelle mani dei talentuosi under, e la sicurezza offensiva della coppia Hawkins – Miaschi, ventenne dalla doppia cifra certa. 

L’aspetto che spicca di più è il debordante e diffuso atletismo della squadra, anche nei ruoli perimetrali, che permette a coach Iacopo Squarcina di “cambiare” in difesa senza pagare dazio e controllare i rimbalzi per poi spingere la transizione. I singoli. 

Le redini della squadra sono affidate al talento di Marco Laganà (1993) che nella sua carriera è stato frenato esclusivamente dagli infortuni che gli sono occorsi. Devastante in campo aperto, in virtù di doti atletiche non comuni e dell’energia che getta sul parquet, in entrambi i lati del campo. L’1c1 è la specialità della casa ma garantisce alla squadra anche preziosi assist e le sue indubbie qualità di difensore. Pecca invece nella precisione al tiro, soprattutto da fuori. Per lui 8.7 p.ti, 5 falli subiti, 3.7 rimbalzi e 1.3 assist a match (un po’ sotto media). Tirando dal campo con il 33% da due e non vedendo ancora il canestro da tre. Oltre 11 tentativi dal campo e tanti viaggi in lunetta dove però fatica non poco, con appena il 53%! Un neo, le 4 perse di media.  

La guardia è il 2000 Federico Miaschi che è un prodotto della Reyer Venezia con un anno in crescendo a Trapani ed un’esperienza al piano di sopra con Pesaro. Doppia cifra già di media in questo scorcio di stagione. Tecnicamente può dare una mano anche in cabina di regia, data la sua attitudine nel creare per i compagni. Americano di fatto, con 12.3 p.ti, 2 falli subiti, 4.8 rimbalzi e 2.5 assist ad incontro. Da fuori (fondamentale che usa tanto) sta tirando male (13% da tre), la specialità della casa, ma dalla media non scherza affatto, con un buon 48% su 10 tentativi per volta. Fatica ai liberi (63%) e perde quasi 3 palloni per gara. In rampa di lancio!

L’ala è l’U.S.A. Deontae Hawkins, 27enne da Illinois State e Boston College, alla seconda esperienza fuori dagli States, in virtù di un ottimo campionato in Libano. Esplosivo, atletico, forte a rimbalzo. Atleta completo, che può far male con la sua atipicità ed, all’occorrenza, colpire anche dalla distanza (al momento solo il 16% dai 6.75, su quasi 5 tentativi). Può giocare anche da “quattro”. Va a referto con 16.8 p.ti (un eccellente 65% dalla media), 1.8 falli subiti, ben 8.3 rimbalzi e quasi 2 assist per volta (segno che “vede” bene il gioco). Atleticamente da piano di sopra. Sotto il 70% dalla linea della carità.

L’altro straniero è una mirata scommessa, l’ala serba del 1998 Lazar Lugic che, dopo tante “minors” in Italia con numeri da protagonista, sta cercando di guadagnarsi l’A2, fatturando buoni numeri (5.5 p.ti oltre 4 rimbalzi ad uscita). Sfrutta un tiro migliorato di anno in anno (29% da 3, però, finora) e, più in generale, doti tecniche di grande pulizia (56% da due). 

Il gran fisico e le lunghe braccia lo rendono preziosissimo in difesa e nel dare una mano a rimbalzo. Il centro della squadra è il 214 Jakub Wojciechowski (1990) che, dopo le stagioni di Torino e Veroli in A2, ha fatto tantissima A da gregario di lusso e qualche annata in Polonia. La sua miglior stagione il 2017/2018 con l’Orlandina, al piano di sopra, sfiorando la doppia cifra di media. Variegato il suo repertorio di movimenti, sia in post basso che in post alto, col vizietto anche del tiro da fuori dove fa valere la sua mano educata. Alla ricerca di un ruolo da protagonista assoluto, finora viaggia con numeri da urlo: 13 p.ti (58% da due), 3.5 falli subiti, 2.5 assist (che dimostrano che “conosce” il gioco) e ben 9.3 rimbalzi per gara. Da tre ha fortune alterne (25% dai 6.75), così come dalla lunetta (63%), e qualche palla di troppo la perde ancora (3 di media) … ma con una quasi “doppia doppia” di media che vuoi dirgli? 

Quasi 30’ di parquet poi per la confermata guardia del 1999 Matteo Pollone che ha guadagnato minuti rispetto al passato ed assicura energia (1.5 recuperi per volta), fisicità e tanti rimbalzi (7.5 per partita, un’enormità per il ruolo). Pericoloso quando attacca il ferro, da li i tanti falli subiti (4.3 a match). Per il resto, 5.3 p.ti con un rivedibile 25% da due ed il 50% da tre (su pochissime conclusioni però). Tira in generale poco, giocatore più di sistema. 

Spazio (oltre 6’ di impiego medio) anche per il confermato centro del 1999, ex Treviso, Simone Barbante. Coach Squarcina gli da fiducia e nelle uscite stagionali, finora, ha fatto valere in area colorata i suoi 213 cm ed i movimenti da lungo vecchio stile (4 p.ti con il 100% da due). Sorprendente, ma fino ad un certo punto, il 40% dai 6.75, arma che paradossalmente usa più del tiro da sotto. Buone mani di sicuro ma gli si chiede maggiore cattiveria nella lotta a rimbalzo. 

Titolare aggiunto il play-guardia, anch’egli confermato, del 2001 Gianmarco Bertetti che in campo rimane tanto (oltre 20’ ad allacciata di scarpe) e pressa fino allo sfinimento il portatore di palla avversario. Aggiunge 4.3 p.ti (con un ottimo 67% da due ed un traballante 15% dalla distanza). 

Poche conclusioni comunque dal campo, poiché predilige far giocare la squadra. In prestito poi dalla Reyer Venezia il playmaker del 2003 Nicola Berdini che, dopo aver fatto cose interessanti a livello giovanile, si sta guadagnato il suo spazio ad un livello più alto, con 11’ a match, conditi da 3.5 p.ti (50% da due, 33% da tre), 2.5 falli subiti e 1.5 rimbalzi. Buon impatto. Completa il roster l’ala del 2003 Luca Vincini, finora ai margini delle rotazioni.

 

Dario Gentile – Responsabile Comunicazione Pallacanestro Trapani

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