calcio

Juve Stabia, un’insidia col dente avvelenato

I granata hanno l’antidoto giusto?

A La Spezia prima e importante vittoria per il Trapani di Baldini. Ora per continuità di risultato e prestazione a caccia di punti contro il fanalino di coda

Se c’era un posto in cui vincere per il Trapani sarebbe stato difficilissimo ma dalle conseguenze importanti e benefiche in classifica, questo posto si chiamava La Spezia.

E proprio in casa di Vincenzo Italiano, il nostro ex allenatore, il Trapani di Baldini ha costruito la sua impresa

Pochi, prima della gara, erano disposti a firmare per un successo, forse per un pari, molto più concretamente la maggior parte dei tifosi si aspettava l’ennesima sconfitta (sarebbe stata la quinta in campionato).

Ed invece i granata hanno fatto saltare il banco spezzino, raccogliendo l’intera posta con merito e realizzando tutte le reti, che fino a quel momento erano rimaste solo nelle loro speranze.

Il 4-2, con cui abbiamo ottenuto i primi tre punti di questa difficile stagione, non è giunto però completamente inaspettato. 

Concreti segnali di crescita, sul piano del gioco, dello sviluppo della manovra e della tenuta difensiva, erano già emersi nelle due precedenti gare casalinghe con Salernitana e Cremonese, in cui avevamo raccolto solo un punto ma giocato con personalità ed efficacia.

In queste due gare è vero che non eravamo riusciti a segnare, pur creando numerose occasioni, ma è altrettanto vero che l’unico goal subito lo abbiamo incassato su calcio di rigore e non su azione. 

A fronte di tutto ciò avevamo visto un Trapani battagliero, lucido, dove tutti sapevano cosa fare e che ha tenuto nella propria metà campo, senza fare loro creare particolari pericoli, formazioni ben più forti ed attrezzate, che invece al Provinciale si erano venute sostanzialmente a difendere.

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Dunque, la trasferta spezzina, ai più attenti osservatori, appariva come un impegno si probante ma che la squadra granata poteva affrontare con una certa dose di fiducia nei propri mezzi, consapevole di essere entrata in una fase di evidente positività, nella quale a mancare era stato solamente il goal ma non certo la prestazione.

Poi, al Picco, ognuno dei nostri ci ha messo del suo nel creare le condizioni per la vittoria.

Innanzi tutto l’allenatore, il tanto vituperato Baldini e tutto il suo staff; credo di potere affermare che la gara di La Spezia è stata vinta prima sul piano tattico che su quello tecnico, visto che proprio sul piano tattico Baldini ha chiaramente sorpreso Italiano, schierando un inedito 4-3-1-2

Questo cambio di modulo è stato determinato con molta probabilità dalla scelta di adeguarsi alle caratteristiche di gioco dell’avversario di giornata, già di suo in crisi di risultati, con l’intento di limitarne lo sviluppo del gioco da un lato e di fargli male dall’altro, colpendolo nei suoi punti di debolezza. 

E così, invece delle solite tre punte, Baldini ha scelto il doppio centravanti (Nzola e Pettinari), mettendo alle spalle dei due arieti un trequartista, Moscati, con il compito di spegnere la luce del gioco avversario (il loro play Ricci) e di innescare le giocate in attacco, oppure di inserirsi da dietro per andare al tiro.

In mezzo al campo ha lasciato i consueti tre mediani: il centrale, Taugourdeau, per costruire il gioco, le due mezze ali per rifinirlo o finalizzarlo (Luperini) e per interdire (Aloi), proteggendo il proprio play. La difesa è rimasta a “4”, ma con compiti come di consueto eterogenei: di spinta per i due laterali (Del Prete [foto in alto, in azione contro la Cremonese] e Jakimovski), di marcatura per i due centrali, Scognamillo e Pagliarulo.

Tattica e strategia, or ora descritte, hanno funzionato come meglio non avrebbero potuto, sia pure agevolate dalla crisi di gioco dei padroni di casa, che hanno viaggiato a fiammate e senza mostrare un gioco fluido e continuo, solo a tratti efficace. 

Il Trapani è stato bravo ad approfittare di questo stato di debolezza degli avversari, eseguendo alla perfezione il proprio disegno tattico e strategico e mandando in buca chi finora non c’era mai andato: Nzola, Luperini e Pettinari, due volte.

Ora potremo discutere all’infinito se Pettinari può giocare da punta centrale in un 4-3-3 con lo stesso costrutto con cui l’ha fatto nel 4- 3-1-2, ma le risposte ce le darà solo il campo, una volta constatata la crescita dello stato di forma sua e di molti altri suoi compagni, l’altro elemento che ha determinato, a mio avviso, la vittoria in terra ligure. 

I granata la gara l’hanno vinta anche sul piano squisitamente tecnico, ossia ci hanno messo del loro a livello individuale.

Non solo per la velocità e la precisione con cui hanno imbastito le azioni da rete ma anche per i gesti tecnici con cui le hanno finalizzate, vedasi il secondo goal personale di Pettinari, da vero centravanti d’area di rigore. 

Insomma, se chi va in campo è assistito da una buona condizione fisico/atletica, anche i singoli gesti tecnici riescono con maggiore facilità, esaltando chi possiede determinate qualità. 

E che dire poi di uno come Nzola, capace da solo, di risultare devastante per la difesa avversaria.

Un goal di forza e potenza pura, mangiandosi quasi il portiere avversario, come a Siracusa la scorsa stagione; una capacità costante di tenere palla, facendo salire la squadra, senza che alcuno riuscisse a sradicargliela dai piedi

Al contrario di ciò che presumevano i ben pensanti, i quali evidentemente però non hanno né pratica né esperienza di spogliatoio, la strigliata pubblica d i Baldini nei confronti del francoafricano ha sortito gli effetti sperati e, lungi da spaccare lo spogliatoio, come molti con superficialità avevano ritenuto, ha ottenuto l’effetto sperato, ossia quello di convincere Nzola a lavorare con lo stesso impegno e sacrificio dei compagni. 

Alla fine, ci ritroviamo una squadra in cui tutti adesso hanno cominciato a rendere al meglio (Del Prete, dopo averlo atteso tanto è il simbolo di questa ottimale condizione generale) ed alla quale, dopo il rientro di chi mancava o non era ancora in condizione (Tulli, Nzola, Pettinari), è stata data un’impronta precisa, con i singoli impiegati nel modo migliore, ma anche capaci di interpretare al meglio anche sistemi di gioco differenti. 

E questo è sicuramente un vantaggio non trascurabile.

Si tratterà adesso di dare continuità alla recente crescita del gioco ed alla prestazione di La Spezia.

Il prossimo cliente è scorbutico

Si tratta di quella Juve Stabia che è messa peggio di noi in classifica e con la quale abbiamo un conto aperto, risalente allo scorso anno. Fare punti è indispensabile, meglio una vittoria, perché sarebbe il coronamento di tutto quanto di buono visto finora. 

La sensazione è che la strada imbroccata è quella giusta e che dunque si può cominciare a credere con maggiore ottimismo alla salvezza.

Personalmente, contro gli stabiesi mi aspetto lo stesso modulo e gli stessi uomini di La Spezia, al netto di indisponibilità dell’ultima ora o di qualche piccolo avvicendamento in mezzo al campo e questo perché i campani adottano lo stesso modulo dei liguri, appena incontrati e battuti. 

Vedremo sabato alle 18,00 e vedremo quanta gente avrà voglia di accompagnare i granata in questo tentativo di vittoria… 

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