calcio

Sono le sei dell’indomani

Cioè, di oggi che è martedì. Mi sono addormentato con la maglietta granata con la lettera B. Ce l’ho addosso dal momento in cui sono arrivato allo stadio, ieri sera, insieme a Riccardo (Fabbro). Lui pizzetta e Coca zero, io un paio di birrozze, perché il cuore iniziava a battere. Così è iniziata una delle notti che mai dimenticherò nella mia vita. In tribuna, di visi conosciuti, trovo solo Cinzia (Bizzi), che monta il suo armamentario informatico e accende la prima Marlboro. Parole poche, ansia che si taglia a fette.

“Non vado a Perugia – mi ero detto – perché se vinciamo e retrocediamo lo stesso, è troppo doloroso”. Così avevo pensato fino a domenica pomeriggio. Poi, non ho resistito. Ho preso il tablet, e fatto il biglietto. Mentre sono al “Curi”, penso: “Ho fatto bene. Questo è l’unico posto giusto per trascorrere le prossime due ore”.È stata una notte amarissima e struggente, una vittoria che per la classifica varrà come una sconfitta (anche se mentre scrivo spero ancora che ci restituiscano almeno un punto). 

Si parte. Il gol di Grillo, il pareggio. “Forse è il primo errore di Carnesecchi di tutto il campionato – mi lascio sfuggire – e non possiamo retrocedere per un suo errore, dopo che ci ha salvato tante volte”. Cinzia mi guarda e risponde: “È un ragazzo”. Saggezza femminile. Mi ricordo che  Caenesecchi ha l’età di mio figlio. Da lontano, lo studio. Vero che ha sbagliato, ma la cosa più importante è che non sbagli ancora. Siamo troppo forti, siamo troppo squadra: prima o poi un altro glielo facciamo. Carnesecchi si avvicina alla panchina per la pausa di metà primo tempo, e ha il capo chino. Due compagni gli si avvicinano e l’abbracciano. Torna in porta di corsa, mi rassereno.

Nel secondo tempo, decido di spostarmi. Da sempre, quando siamo in difficoltà, mi metto all’attacco. “Io capisco perché lo fai – mi ha detto una volta Stefania (Renda) – dev’essere che vuoi soffiare la palla dentro la porta”. Sì, sarà una cosa del genere. Altra dimostrazione di saggezza femminile.

Poco importa che in questo grande stadio vuoto, finisco vicino a Castori. Lo sento ma non lo guardo mai. Fa i cambi, abbiamo mille attaccanti su quel tappeto verde, ma il pallone non vuole entrare. Abbiamo in campo e in panchina dei ragazzi fantastici, guardo da vicino le loro facce. Niente di meglio potremmo desiderare per indossare quella maglia. Castori urla mille volte: “Lupo, Lupo! Vai dentro, vai dentro!”. Luperini lo sente. Va dentro fino alla linea di porta e la butta dentro. Scendo di corsa i gradini, mi attacco al plexiglass che mi divide dal campo. 

Li vorrei abbracciare tutti. Finisce, e guardo per la milionesima volta l’app del telefono con la classifica. “Siamo retrocessi”. Io sono uno zotico con i numeri e i conti, ma quando me lo scrive, su Whatsapp, Maurizio, il mio amico di una vita, devo arrendermi.


Con Riccardo usciamo dallo stadio e ci fermiamo ad un camioncino che vende panini. Altra birrozza (quanto diverso il sapore da quello di due ore prima), una piadina da portare via (se per caso nella notte mi dovesse venire fame). “Guarda che siete in serie C”, sento uno che mi dice da dietro, volendo provocarmi, per la maglietta che ho addosso. Non mi giro neanche, faccio finta di non sentire. Non saprò mai che faccia abbia chi non sa come sia una fortuna tifare per il Trapani. Anche questa notte.

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