calcio

Ultimo giro, ultima corsa

Sul Trapani, alla vigilia della finalissima contro il Piacenza da giocare al Provinciale, ci sarebbe da scrivere tanto, tantissimo, o non dir nulla, poichè appariremmo ripetitivi, ad oltranza.

Tanto s’é detto di positivo, tanto si è parlato di miracolo calcistico intorno ai granata, su Vincenzo Italiano, che potremmo apparire superflui. Speriamo sabato notte non avere più aggettivi qualificativi e superlativi da usare sul Trapani.

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Resettiamo. Torniamo un attimo allo scorso 29 luglio, al 1° turno eliminatorio di Coppa Italia giocato contro il Campodarsego. Tanta curiosità e tanto scetticismo aleggiava sui granata, sia per le note vicende sulla proprietà, decisissima a mollare, sia sul futuro pieno di incognite. I tifosi per settimane hanno sfogliato la classica margherita ripetendo “ci iscriviamo?”, “non ci iscriviamo?”, “giocheremo in C o giocheremo in Eccellenza?”, “con quali calciatori giocheremo?”. Il 29 luglio il Trapani schiera in campo molti giocatori della Beretti (Barbara, Mulé, Miceli, Culcasi, D’Angelo, Valenti, Tolomello, Mustaccia, D’Anca, Musso, Gancitano), il resto un manipolo di titolari, alcuni dei quali sul piede di partenza.  

Contratti onerosi, da non poter garantire. Una squadra ancora senza allenatore, alla vigilia d’una gara ufficiale

Arriva il tecnico. “Chi è?”.
“L’ex calciatore del Trapani, Italiano”. Non ha esperienza tra i professionisti, ma una più che buona carriera da calciatore; piedi buoni, mente lucida, carattere e geometrie, ha tanto giocato in A, in Verona, con entrambe le casacche in riva all’Adige. 

 

La gente annuisce, bene: tanto si farà un campionato per salvarci, di galleggiamento; un campionato al risparmio, al fine di non scomparire dalla scena calcistica professionistica.

Lo staff lo si completa ‘in casa’ con Stefano Firicano e Angelo Porracchio, trapanesi, i quali hanno indossato la maglia granata in D, in Eccellenza. Si inizia e bene, non manca l’entusiasmo ed arrivano i risultati sportivi. Pronti via: Reggina, Vibonese, Siracusa, Leonzio… il Trapani capolista. Il bel duello con la Juve Stabia, la conquista del secondo posto…

E inizia la favola del Trapani, come rimarca il “senatore” Ciccio Corapi, che attraverso lunghe giornate di campionato e le gare dei playoff mostra un calcio di ottima fattura, con tanta sostanza, pur tra mille e mille difficoltà, scuote il pubblico, lo accende, lo fa sognare, trepidare d’angoscia, conducendolo alla soglia di quello che sarebbe un autentico capolavoro, un autentico miracolo calcistico e sportivo.

I cori, le bandiere e le sciarpe, le maglie granata che a centinaia a Catania, come a Piacenza, a ben 1550 km di distanza, han fatto da supporto ai nostri ragazzi han fatto capire come s’è tutti un solo corpo, una sinergia compatta indirizzata alla vittoria, a un unico obiettivo.

Il Trapani stupisce ed ha stupito. In lungo e in largo si parla
del Trapani, del giuoco che pratica definito il più bel calcio della
serie C. 

E in tanti lo riconoscono. Tecnici, opinionisti, addetti ai lavori. 

Ma non è finita; ci sarà ancora da pazientare e da soffrire; ci sarà da restare ancora lucidi e coi nervi ben saldi; ci sarà ancora da lottare tutti uniti; ci vorrà ancora tanta determinazione e un buon approccio alla gara. 

E sopra tutto la grande consapevolezza di scrivere l’ultimo capitolo d’un libro magistrale. Un testo che resterà nella favola e nella magia del calcio giocato. 

 

 

Un testo che a memoria renderà indelebili il lavoro, la dedizione, le giocate, i gol, lo spettacolo del calcio dei vari Dini e Nzola, dei Tulli e dei Ferretti, dei Ramos e dei Joao Silva, di Corapi, i gol su calcio piazzato del francese Taougourdeau, degli immensi Costa Ferreira, Aloi e Toscano, di quanti hanno dato il loro prezioso contributo a questa stupenda storia. 

Anche le lacrime di Michael Girasole, non sceso in campo all’ultimo secondo al “Garilli” per un fastidio muscolare. E se si da del fenomeno a Italiano, qualcosa lo si deve concedere al suo secondo Daniel Nocciolini e, perché no, al preparatore atletico Piero Campo?

Come non ricordare, ancora, la costruzione e la cementificazione della squadra, l’opera da maestro del direttore sportivo? Come non riconoscere qualità umane, caratteriali e sportive a Raffaele Rubino? Con non dargli merito di come è riuscito a costruire e motivare una squadra vincente, a spendersi al fine di far restare a Trapani gente come Corapi e Taugourdeau, Evacuo e Ferretti, giocatori pur sotto contratto?

Alla fin fine ci siamo stati da vincenti, da squadra che ha stupito e che ha raccolto elogi su elogi e grande considerazione. A sabato, per l’abbraccio finale!

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