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UN SECOLO D’AZZURRO

Il Professor Walter Nicoletti, gentleman del calcio

A volte ci guardiamo indietro con profonda nostalgia, immalinconiti da un calcio che ci ha fatto emozionare. Un calcio romantico, in cui le figure dei cosiddetti gentleman – pochi, peraltro – spiccavano su tutti e ti lasciavano addosso l’orgoglio di averli vissuti, conosciuti. A Empoli abbiamo avuto la fortuna di incontrarne molti di allenatori di questo tipo. Maestri, prima che tecnici, persone perbene che hanno lasciato un segno tangibile nella centenaria storia azzurra. E che ricorderemo per sempre, anche adesso che non ci sono più.

Uno di questi è indubbiamente Walter Nicoletti. Scomparso prematuramente lo scorso 23 settembre 2019, veniva chiamato il Professore, e non solo perché era effettivamente un insegnante (di educazione fisica, ndr). Da calciatore non aveva avuto una carriera significativa (aveva fatto il portiere nelle giovanili del Cesena), eppure era un profondo conoscitore del gioco del calcio. Tant’è che, una volta smessi i panni dell’allenatore, divenne docente di Tecnica Calcistica presso il centro di Coverciano.

Romagnolo verace, comincia guidando alcune squadre della sua terra: San Mauro, Savignano e Corpolò. Lo step successivo è il Santarcangelo, squadra della sua città, portato dalla Promozione all’Interregionale. Quindi, nel 1985, il passaggio alla gloriosa Vis Pesaro: due promozioni consecutive, dall’Interregionale alla C1 in due soli anni, il mantenimento della categoria, la retrocessione in C2. Nel 1989 opta per un cambio radicale, accettando la corte dei siciliani del Giarre. Con loro Nicoletti ottiene un insperato quanto lodevole terzo posto nel girone B di Serie C1, che lo proietta tra i tecnici emergenti di quel periodo.

Nel ’90 arriva la chiamata del Taranto, appena promosso in Serie B e orfano dell’artefice della promozione, Roberto Clagluna. Nicoletti è esordiente nel campionato cadetto ma ha grinta e voglia da vendere. I pugliesi mettono in mostra un buon calcio e riescono a salvarsi all’ultima giornata (1-0 casalingo al Verona) in un campionato molto difficile e livellato, in cui la distanza tra l’Ascoli quarto (e ultima delle promosse) e la Salernitana diciassettesima (prima delle retrocesse) è di appena sei punti. L’anno seguente le cose non proseguono per il meglio, tant’è che Nicoletti viene esonerato e sostituito da un ex azzurro, Gianpiero Vitali.

Ed è a questo punto che le strade di Nicoletti e dell’Empoli si congiungono, agli albori della stagione 1992/93. Alla guida degli azzurri c’è un giovane presidente, Fabrizio Corsi, balzato in sella l’anno precedente e voglioso di portare in alto la squadra della sua città. L’Empoli viene da un buon quinto posto in classifica ma il tecnico Guidolin è passato al Ravenna. Per continuare il suo cammino l’Empoli ha bisogno di un allenatore capace, con un giusto mix tra esperienza ed entusiasmo. La scelta ricade su Walter Nicoletti.

Il gruppo a disposizione del mister romagnolo è ambizioso ed eterogeneo. Insieme ai tanti giovani che faranno le fortune future dell’Empoli – su tutti BirindelliGalanteFiciniMelisMontella – ci sono calciatori più esperti come Marcello CarliFabrizio PerrottiGiacomo Lazzini e soprattutto Luciano Spalletti, arrivato l’anno precedente dal Viareggio per fare da chioccia agli esordienti. Con la squadra si instaura subito un rapporto stringente, di grande complicità. Nicoletti viene visto come un punto di riferimento da tutti, si fa apprezzare da tutti.

Il detto “ridere sotto i baffi” sembra coniato su misura per Walter. È molto serio quando si parla di pallone, eppure usa spesso l’arma dell’ironia. Sotto quei folti baffi nasce un sorriso rassicurante e affabile, che mette tranquillità. “Ricordo molti aneddoti scherzosi di Walter – racconta l’ex addetto stampa azzurro Gianni Assirelli – il primo fu in occasione della sua presentazione. Gli chiesi se era vero che proveniva dal mondo del basket. Lui mi rispose di sì, e che spesso applicava la pallacanestro anche al calcio. A questo punto Antonio Bassi si rivolse a Silvano Bini e disse “certo che se prima ne avevamo uno solo di ciucchi, ora sono in due”.

Nicoletti è così. Genuino e scherzoso, ma anche scrupoloso e ligio al suo lavoro. L’Empoli parte fortissimo, riuscendo a mantenere l’imbattibilità per le prime sei giornate. Grazie a un Montella devastante, autore di quattro reti. Purtroppo l’Aeroplanino si rompe tibia e perone e la squadra perde il suo cannoniere. Ciononostante l’Empoli conosce la sconfitta in due sole occasioni nel girone di andata: con l’Alessandria e con il Ravenna. Nel ritorno la macchina si inceppa, gli azzurri vincono solo cinque gare e, nonostante un campionato sempre ai vertici, devono accontentarsi del terzo posto.

L’anno successivo Nicoletti sceglie di andare a Pisa, in B. Ma non conclude il campionato, perché dalla 23esima giornata viene sostituito da Bersellini. Nel 1994/95 torna a Empoli, ma solo a stagione in corso: rileva l’esonerato D’Arrigo e conduce gli azzurri in acque più tranquille, all’undicesimo posto. Sarà l’ultimo campionato alla guida dell’Empoli: il suo peregrinare in giro per l’Italia lo porterà ad allenare nell’ordine Trapani, Gualdo, Livorno, Cesena, Pistoiese, Spezia, Lucchese, SPAL, San Marino.

Nicoletti rimane comunque legato a Empoli. E soprattutto al suo “allievo” Spalletti. Al tal proposito Gianni Assirelli ci regala un altro aneddotto: “All’inizio del primo anno di Serie B con Spalletti (1996/97) la squadra si trovava a Ravenna e Walter venne a salutarci in albergo. Luciano, dopo averlo abbracciato a lungo, lo invitò a venire a Empoli per seguire gli allenamenti e per parlare un po’ con lui. Walter ringraziò caldamente e Spalletti aggiunse: “Almeno quando mi esonereranno e ti chiameranno per sostituirmi la squadra la conosci già! (risate in sala)”

L’attività di Nicoletti prosegue, come già detto, nel centro tecnico di Coverciano come insegnante e nel frattempo diventa anche consigliere della Associazione Italiana Allenatori. Nel momento peggiore, quello della sua malattia, non smette di sorridere. Rimane aggrappato alla vita e si impegna nel sociale: per raccogliere fondi per la ricerca incide un singolo (“il Mister”) e organizza una serata (“Canta il calcio”) a cui partecipano molti dei suoi amici più cari, Luciano Spalletti compreso.

Di lui rimarranno le belle parole di Francesco D’Arrigo, suo amico e collega a Coverciano, nonché ex azzurro: “In omaggio alla sua Romagna ci chiamavamo affettuosamente patacca. In quest’ultimo periodo, dopo la scoperta della malattia, siamo stati ore al telefono, nessuno voleva chiudere la telefonata. Gli ripetevo sempre: immagina di giocare una partita contro la mia squadra, la tua sta perdendo 3-0 e tu, da stupendo allenatore quale sei, devi trovare il modo di recuperare… per non farti battere da una patacca come me! Purtroppo ha perso quella partita, ma la sua sconfitta ha avuto un significato stupendo. Quella sconfitta ha, comunque e per sempre, il sapore della vittoria”. E sì, Walter Nicoletti era un vincente.

FONTE:
www.pianetaempoli.it/un-secolo-dazzurro-il-professor-walter-nicoletti-gentleman-del-calcio/
di Simone Galli
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