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Un’estate al mare

Un’estate al mare. O a Erice. Sotto l’ombrellone e sugli scogli. In gommone e sui pescherecci, a Torre di Ligny e al Balio, nei lidi più fighi e in spiaggia libera. In viaggio, su Whatsapp, Messenger, Instagram, Tik Tok, Facebook. A casa e in automobile. Dappertutto. “Antonini” è la parola più pronunciata e scritta, in ogni maniera. Urlata, o confidenzialmente sussurrata. Scandita o biascicata. Spesso, ormai, come si studiava in analisi logica, in ogni frase, il soggetto è sottinteso, oppure, al massimo, sostituito da un pronome: “iddu”. Lui.
È un coacervo di stranezze, quest’estate. Cose a cui non eravamo abituati. Ristrutturazione dello stadio (l’ultimo intervento, si ricorderà, era stato legato all’intuizione di Roberto Boscaglia e del compianto Comandante Morace: “erba sintetica e curva vicino al campo ci porteranno punti in classifica”, dissero, non senza ragione), giornalisti storicamente calciofili che si appassionano in modo pervicace al mercato di basket, anziane signore che parlano di “pallone”, e chi più ne ha più ne metta. Abitiamo e amiamo una città che non ha mai coltivato uno spiccato senso di appartenenza, se non attraverso lo sport. Calcio, basket, la scorsa stagione la pallamano, si sono dimostrati l’unico viatico capace di riunire vessilli e animi sotto lo stesso cielo.
Certo, “Iddu” ci ha messo e sta mettendo i soldi. Ma non basterebbero e non basteranno a scuotere il nostro storico torpore, la nostra tradizionale apatia. Quel che conta è la visione (finalmente) di un futuro, di una strada da percorrere, di un cammino da scoprire. È rinato un sogno, forse meglio dire il sogno. Con il denaro, certo, ma anche (e soprattutto) con una scarica di adrenalina senza precedenti. Di cui avevamo bisogno. Arriveranno anche i tempi delle critiche (qualcuna, anzi, già serpeggia) e dell’ironia. Poco importa. Ciò che conta è che ci siamo scossi, interessati. Che abbiamo riscoperto passioni e fremiti. Speranze e prospettive.
Ricordate quel meraviglioso striscione che campeggiava a Cremona, il giorno della prima promozione in serie B, all’interno di una curva tinta solo di granata? Il mio amico Paolo Bevilacqua lo ideò, scrivendo un commovente invito ai giocatori del Trapani. Un invito semplice e profondo: vincete “Per i nostri figli”.
Ecco, dopo tanto tempo, in questa città, ho la sensazione che si stia facendo qualcosa per loro. Per i nostri figli. E tanto basta.